martedì 3 dicembre 2013

Soffiando nello smartphone sapremo come stiamo

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Fra pochi anni sarà possibile, semplicemente soffiando dentro il nostro smartphone, conscere il nostro stato di salute. Dall'Italia è stato scelto, dal colosso coreano della tecnologia Samsung, un progetto dei ricercatori Proff. Giovanni Neri e Nicola Donato delle facoltà di ingegneria elettronica, chimica ed ingegneria industriale dell'Università di Messina che lavoreranno in un progetto chiamato "SAFELY".

Lo studio è stato finanziato dal SAIT (istituto per le tecnologie avanzate), nell'ambito del GRO (Global Research Outreach) della Samsung, nel quale si vedranno in competizione diversi progetti, tra i quali Safely è l'unico italiano in gara.



Grazie allo sviluppo di alcuni sensori, inseriti all'interno di un normale smartphone, i ricercatori dell'ateneo messinese sono riusciti ad eseguire delle analisi dell'espirato in maniere immediata e non invasiva. Grazie a questi specifici sensori è possibile riconoscere alcuni markers legati a particolari malattie come disfunzioni polmonari, malattie epatiche, tumori, diabete e molte altre ancora

Nell'ambito del progetto la multinazionale coreana ha già stanziato 90.000 dollari per il finanziamento del primo anno di progettazione e sperimentazione e si riserva di stanziarne altri per gli anni successivi, previa verifica dei risultati raggiunti durante la ricerca. Un primo prototipo sarà realizzato proprio a questo scopo e, stando alle dichiarazioni del prof. Donato, nei prossimi anni saranno coinvolte per la realizzazione del prodotto tutte le figure dell'ateneo peloritano, dai dottorandi di ricerca agli studenti dei corsi magistrali e triennali, con l'obiettivo di realizzare sia la parte hardaware che quella software interamente all'interno dell'università.

fonte: http://elektrojoke.blogspot.com
           http://unime.it

giovedì 28 febbraio 2013

Chemistry helper, la chimica in app Android

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Un consiglio utilissimo a quanti desiderano utilizzare il proprio smartphone Android anche nel laboratorio di chimica o durante lo studio della disciplina. Sul portale GooglePlay è possibile trovare Chemistry helper, un'applicazione mediante la quale si dispone di una serie di tool e utility come la tavola periodica, lo strumento per il calcolo del peso formula e molte tabelle che elencano le più importanti costanti fisiche, i maggiori ioni poliatomici, i gruppi funzionali in chimica organica e tanto altro ancora.


Anche la versione gratuita dispone di una tavola periodica con link diretti alle descrizioni di ogni elemento e una grafica molto semplice, i comandi sono di altrettanto facile utilizzo e comprensione e tra le altre numerose funzioni è in grado anche di calcolare la composizione percentuale in elementi di un qualsiasi composto.

Ecco un video dimostrativo:


Chemistry help è compatibile con tutte le versioni Android successive alla 1.6 e occupa uno spazio in memoria di 182 Kb.
Anche volendo acquistare la versione Ad_free non c'è da preoccuparsi, infatti costa solo 0,72 Euro, ma diventa molto utile quando si devono eseguire calcoli di questo tipo, sia in laboratorio che durante lo studio.

giovedì 6 dicembre 2012

Calcolatrice scientifica Algeo per Android

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Consiglio pratico per tutti gli utenti di dispositivi tecnologici dotati del sistema operativo Android. Per coloro che sono alla ricerca di una applicazione in grado di sviluppare calcoli e funzione matematiche direttamente sul proprio smartphone o tablet, in questo post seganlo l'applicazione Algeo sviluppata da Marton Vegas. 
 
La calcolatrice Algeo è uno strumento molto potente, in grado sia di funzionare come una vera e propria calcolatrice scientifica, ma anche di risolver e plottare i grafici relativi a funzione matematiche molto complesse.

Secondo le recensioni che si possono trovare sul market Google Play Algeo possiede la migliore capacità grafica tra tutte le calcolatrici per Android, coadiuvata da una ottima e semplicissima interfaccia grafica.
 
Algeo si offre per aiutarti con le tue lezioni di Calcolo, Analisi e Algebra ed in grado di lavorare 
con:
  • Differenziazione simbolica

  • Integrali definiti

  • Calcolo delle serie di Taylor

  • Risoluzione di equazioni

Inoltre dispone di tutte le funzioni peculiari di una calcolatrice scientifica quali:
  • Funzioni trigonometriche e iperboliche

  • Supporto per radianti e gradi
  • Cronologia risultati

  • Variabili

  • Notazione scientifica

  • Supporto per orientazione orizzontale

martedì 4 dicembre 2012

Galileo FM3 ha inviato il primo segnale dallo spazio

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-->Il terzo satellite Europeo della missione Galileo (Galileo Flight Module 3) ha trasmesso il suo primo segnale di navigazione alla base terrestre dalla quale è controllato. Dopo il lancio di Ottobre i due nuovi moduli del progetto coordinato dall'ESA hanno raggiunto la loro orbita finale ed hanno dato il via alle operazioni utili a testarne il corretto funzionamento. La notizia è riportata sul sito dell'Agenzia Spaziale Europea, dove si annuncia l'avvio ufficiale delle operazioni.

Secondo l'annuncio ufficiale, la mattina del 1 dicembre 2012 il FM3 ha inviato, verso il centro di controllo, il primo segnale di trasmissione sulla banda E1, utilizzata per trasmettere i segnali liberamente utilizzabili mediante un dispositivo GPS. Mentre nella mattinata di oggi, 4 dicembre 2012, il satellite ha inviato segnali attraverso le bande di trasmissione E1, E5 ed E6. 
 
Un'immagine del lancio del 12 Ottobre 2012
Dopo il lancio del 12 Ottobre di quest'anno dalla base dell'ESA nella Guinea Francese, mediante una navicella Soyuz, il nuovo modulo satellitare Galileo FM3 ha raggiunto la quota operativa di 23.222 Km dalla superficie terrestre ed ha iniziato a trasmettere i segnali verso i tre centri di controllo situati in Europa. In particolare verso il centro di controllo dei test situato in Belgio, precisamente a Redu, il quale si occupa di eseguire i test normalmente previsti in questo tipo di situazioni e di verificare che i delicatissimi strumenti della missione non abbiano subito danni durante le fortissime sollecitazioni del lancio verso l'orbita terrestre. Gli altri due centri di controllo della missione si trovano a Oberpfaffenhofen vicino Monaco, in Germania ed a Fucino in Italia, i due centri si occupano rispettivamente della gestione della navigazione dei moduli e del controllo dei dati e dei segnali inviati verso la Terra.

Il centro di controllo di Redu, situato nella Foresta delle Ardenne, in Belgio, è dotato di un'antenna S-band del diametro di 15 m, per inviare comandi all'equipaggiamento e gestire la telemetria inviata dal satellite, e di un'antenna L-band del diametro di 20 m, che si occupa di valutare la qualità del segnale di navigazione ad alta risoluzione.

Secondo uno dei responsabili del progetto, Marco Falcone System Manager del progetto Galileo, “Questa è la prima volta che l'equipaggiamento di Galileo si riesce ad attivare direttamente dal centro di controllo di Redu” ed ha aggiunto “Siamo riusciti a stabilire un collegamento diretto tra il centro di Redu ed i moduli, che ci permette di inviare direttamente i comandi sviluppati nel centro di controllo operativo di Fucino anche quando il satellite non passa al di sopra della stazione ed allo stesso tempo di ricevere direttamente i risultati del segnale di navigazione attraverso l'antenna L-band”. Sempre secondo le considerazioni di Marco Falcone, in questo modo i coordinatori del progetto hanno reso le operazioni più efficienti ed hanno ridotto i tempi necessari al test dell'equipaggiamento di bordo del satellite Galileo.

Il modulo FM4, che ha condiviso il modulo di lancio di FM3 ha raggiunto la stessa orbita, a circa 22.000 Km di altezza, ma in un altro piano orbitale, ed inizierà i test di controllo più avanti nel mese di dicembre. Entrambi i moduli hanno perciò raggiunto la loro orbita operativa e vengono manovrati dai centri di controllo, che ne gestiscono le funzionalità. Mentre gli altri due moduli della missione Galileo, FM1 ed FM2, si trovano in orbita ed hanno già superato i test di controllo previsti.

lunedì 3 dicembre 2012

Le migliori dieci App tecnologiche Android nella categoria scienza

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Il dominio di Apple sul mercato delle applicazioni per smartphone e tablet è oramai interrotto, dalla prepotente ascessa dei prodotti software che si possono trovare su Google Play, il market dedicato alle app Android.
Il sistema operativo di casa Google sta ormai spopolando nel mondo dei dispositivi tecnologici portatili e ha dalla sua il vantaggio, rispetto al OS Apple, di essere utilizzato da una gran numero di modelli e dispositivi, che possono essere venduti anche a costi contenuti e quindi raggiungere un numero molto alto di utenti.

La conseguenza diretta di questo fatto è che il numero delle app scaricate dal market online di Google, ha eguagliato quello delle app scaricate da Apple Store. Un risultato inimmaginabile fino a pochi mesi, ma che è diventato reltà secondo quanto emerge dagli ultimi resoconti.
Tra le applicazioni che hanno fatto segnare un maggiore incremento nel download sono da segnalare quelle del settore scinetific-educational, nella lista stilata da uno dei migliori corporate blog di scienza, Gravità Zero, sono proposte le app scientifiche che sono entrate nella top ten del download del mese di Novembre.

La diffusione di dispositivi mobili come smartphone e tablet è talmente ampia che la richiesta sempre crescente delle applicazioni ha spinto gli sviluppatori a raggiungere un livello eccellente nello sfruttamento della tecnologia mobile, che permette agli utenti di utilizzare i propri dispositivi al massimo.

Nella lista del blog Gravità Zero, sono entrate alcune tra le app tecnologiche migliori, come GeoSDI che è un App per i terremoti. Non serve a prevederli, ma permette a chiunque sia in possesso di uno smartphone dotato di fotocamera, connessione ad internet e localizzatore GPS, di scattare una foto e associare posizione e notizie relative al luogo ed all'ora in cui si è verificato un terremoto. L'applicazione permette di individuare in breve tempo un punto e di renderlo immediatamente visibile nella mappa. Nel link proposto è possibile trovare anche un video esplicativo.

Al terzo posto della top ten si è posizionata NASA App, per esplorare immagini, video ed informazioni relative alle missioni, ma anche per vedere in diretta, su NASA TV, gli eventi promossi dall'agenzia ed utilizzare anche altre funzioni.


Degna di nota è l'applicazione WolframAlpha, sviluppata dal matematico britannico Stephen Wolfram, noto per aver sviluppato l'omonimo software Mathematica. Si tratta di un motore computazionale che analizza le parole chiave di una ricerca inserita dall'utente e fornisce una risposta unica invece che una serie di link. L'applicazione è disponibile dal Maggio 2009.

Tra i giochi si sono classificati rispettivamente settimo e decimo SpacePysic, che permette di conoscere le leggi della fisica costruendo macchine in grado di muoversi in modo istruttivo e divertente, e AngryBird Space, versione spaziale del famosissimo gioco Angry Bird, del quale presto sarà presentata una versione CERN.
Tra gli altri nomi si trovano GalaxyZoo, StarChart e SkySafari, ExpoplanetCatalog, Scienza2.0, Skeptical Science e TED.

Edison: il software open source per risparmiare energia col PC

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Il problema del risparmio energetico tiene occupati migliaia di addetti ai lavori da molto tempo ormai, rappresenta uno dei problemi più difficile da affrontare, perché riguarda tutti noi, nessuno escluso, ma soprattutto se non controllato potrebbe provocare gravi conseguenze che si ripercuoterebbero su tutto il pianeta.
Per evitare quindi un futuro più che catastrofico ognuno di noi può fare qualcosa nel suo piccolo, perché sono proprio i piccoli gesti, ripetuti moltissime volte, che possono aiutare a risolvere questo annoso problema.
Uno di questi piccoli gesti è quello di installare sul proprio pc il software gratuito Edison, una applicazione molto utile che permette di gestire le opzioni di risparmio energetico...


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martedì 28 febbraio 2012

Ilva Taranto: scoppia un vasto incendio ad un trasformatore!

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E' delle 15 del 28 febbraio 2012 la notizia di un vasto incendio nello stabilimento siderurgico, noto più per i danni ambientali e i morti sul lavoro che per la sua produzione, Ilva di Taranto. Le fiamme hanno completamente invaso un trasformatore a bagno d'olio, ovvero uno strumento per la produzione di energia elettrica utile al funzionamento dello stabilimento. Secondo le prime indiscrezioni l'incendio si sarebbe sviluppato proprio durante le operazioni di messa in funzionamento del trasformatore.


Sul luogo, dove si è sviluppata una densa nube di fumo visibile dalla città, sono presenti tre squadre dei vigili del fuoco, oltre alle squadre di sicurezza del cantiere ed ai tecnici Arpa, che stanno cercando di domare le fiamme e di monitorare il pericolo ambientale che da un fatto così grave potrebbe scaturire.




Fortunatamente l'allarme è rientrato intorno alle 18:00 senza gravi danni per le persone e l'ambiente. Una sciagura sfiorata fortunatamente e la cosa rende tutti tranquilli, ma le associazioni ambientaliste della città di Taranto, Legambiente in testa, mettono in evidenza un problema gravissimo per la popolazione. In una nota di Legambiente, infatti si legge che: "Gli incidenti negli stabilimenti industriali di Taranto, in particolare nella raffineria Eni e negli impianti Ilva, ricordano a tutti che nella nostra città vi sono ben 9 impianti a rischio di incidente rilevante". "In merito al rischio incendi in particolare, ci risulta - conclude Legambiente - che l'Ilva non avrebbe ancora ottemperato a tutte le prescrizioni previste nel proprio certificato antincendio, mentre l'Eni ne sarebbe ancora priva".


venerdì 10 febbraio 2012

L'assassino silenzioso

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Tra proteste e accordi bi-partisan, in Italia si continua morire per il carbone

Vado Ligure, provincia di Savona, una cittadina famosa per ospitare, praticamente entro le sue mura, uno dei peggiori mostri industriali d'Italia: la centrale a carbone "Tirreno Power" che produce energia elettrica, ma soprattutto dolore e disperazione. In totale due blocchi produttivi da 330 MW ciascuno, capaci di bruciare in un solo giorno 5000 tonnellate di carbone, da quarant'anni, ininterrottamente ed allo stesso tempo di emettere una enorme quantità di sostanze inquinanti, i cui effetti provocano danni fino a 48 Km di distanza.

Dopo anni di proteste, volte a mettere in luce il fatto che la centrale di Vado Ligure è dannosa per l'ambiente e per le persone, è arrivata la beffa. Inatti è previsto un incremento di produzione, con l'aggiunta di un nuovo reattore da 460 MW. La situazione è paradossale, dato che a pochi metri dalle enormi ciminiere il numero delle persone che si ammala, e muore, di malattie direttamente riconducibili alle esalazioni della centrale è altissimo.

I dati raccolti in merito ai danni provocati da questo mostro sono a dir poco sconcertanti, a sentirli vengono i brividi, ma la cosa peggiore è la disperazione che si legge sui volti di chi è costretto a convivere con la morte e le malattie ogni giorno, restando inermi ed inascoltati da tutti. Leggendo i numeri della mortalità per tumore e cancro di quelle zone sembra di avere di fronte un bollettino di guerra, ma in questo caso chi si ammala e muore non può difendersi, anzi...
Vado Ligure: Centrale elettrica a Carbone "Tirreno Power"
L'ordine dei medici della zona denuncia che la mortalità maschile per tumore ai polmoni in Italia è di 54 individui per 100.000 abitanti, mentre è di 97 a Savona e di 112 a Vado Ligure, ovvero il 100% in più di decessi. La domanda, a questo punto, sorge spontanea, perché si dovrebbe dare la responsabilità di questi dati alla centrale elettrica di Vado?
La risposta è molto semplice, basta leggere i dati sulle emissioni inquinanti dell'impianto. Tanto per fare un esempio il 78.5% delle emissioni del PM 2.5 rilevate nella zona è riconducibile al solo gruppo a carbone. Inoltre il danno ambientale è così elevato che anche la natura ne soffre, infatti le colline che circondano  la centrale sono completamente prive di vegetazione, con il conseguente insorgere dei vari problemi idro-geologici che ciò comporta. In altre parole le condizioni di vita in questi posti sono davvvero disumane, viene anteposto al bene comune l'interesse di pochi.

Ma questo non è l'unico esempio di disastro ambientale dovuto all'industria in Italia, ne siamo pieni, grossissime realtà industriali che deturpano ambiente e territorio, provocando danni incalcolabili, causando malattie incurabili e che tengono banco minacciando di mettere per strada le migliaia di lavoratori  e le loro famiglie che hanno la sola colpa di respirare per intere giornate tutti i veleni che essi stessi producono. Basta guaardare le immagini dell'Italia da Google Maps e ci si accorge di come da Nord a Sud si possano trovare città con livelli di inquinamento maggiori di quelli di Vado Ligure, ciascuna con la sua particolarità, infatti si va da impianti siderurgici, ad inceneritori, porti enormi, produzioni di autovetture, estrazioni di petrolio, discariche e molto altro ancora. Questi centri colpiscono giornalmente una grossa fetta della popolazione italiana, provocando danni allucinanti, ma a tutt'oggi nessuno è in grado di prendere provvedimenti seri, che possano riportare la situazione nel binario giusto.

Uno dei pochi esempi di intervento della politica in materia ambientale è quello della regione Puglia, che dal 2008 prova a combattere l'inquinamento da diossina, altissimo in zone come quella di Taranto vessata dall'Ilva e come quella di Brindisi vessata dalla centrale a carbone dell'Enel di Cerano. La legge regionale del 2008 provava ad imporre alle industrie la diminuzione delle emissioni di diossirani (gli inquinanti atmosferici più pericolosi, che vengono prodotti per combustione ad altissime temperature di materiale organico) in atmosfera, gradualmente, per riportarle fino ai valori massimi previsti dalle normative europee (0,4 ng/mc), partendo però da dati allucinanti fino a dieci volte superiori, pena la chiusura degli impianti. In realtà questo provvedimento legislativo non ha portato grosse migliorie, perché a Taranto ed a Brindisi si continua a morire, proprio come in una guerra, contro un nemico indistruttibile.
Si continua a prodursi il veleno perché non c'è altro da fare, perché almeno li ti pagano per el
iminarti da solo, ma questa è un'altra storia!

Ora pare che in un paese industrializzato e tecnologicamente avanzato come l'Italia non si deve sapere che accadono giornalmente questi scempi e che soprattutto nessuno si occupa dei milioni di persone esposte a pericoli mortali e che loro malgrado hanno un costo economico e sociale elevatissimo per il resto della popolazione. Perché secondo me, il danno che queste situazioni portano non è solo ambientale, sanitario ed economico, ma anche e soprattutto sociale, poiché la morte porta tristezza, fa diminuire la voglia di vivere e lottare, perché a molti questa sembra una battaglia persa in partenza.
Particolare dello stabilimento Ilva di Taranto
Io personalmente vivo molto vicino alla città di Tranto e tocco giornalmente con mano quello che accade a causa della solitudine in cui sono costretti a vivere i cittadini, ma la cosa più brutta è che vedi il numero delle persone stanche di vivere e di lottare che diminuisce sempre più perché tanto non c'è nulla da fare. E quando si dice che non c'è nulla da fare ci si chiude in se stessi e si spera. Si spera che il prossimo non sia tu, che non ti tocchi di affrontare il nemico silenzionso. E il nemico è silenzioso perché non ti accorgi quando arriva, perché nessuno ne parla, perché la morte non fa rumore, perché chi resta è troppo impegnato a soffrire per urlare il proprio dolore.

Allora viene da chiedersi cosa si può fare, ma soprattutto se si può davvero fare qualcosa. E fino ad ora non c'è risposta certa a questa domanda, o meglio chi dovrebbe cessare di commettere reati sulle spalle della povera gente non ha alcun interesse a farlo. E soprattutto chi dovrebbe garantire i cittadini che le regole si rispettino - dato che le regole già ci sono e basterebbe almeno rispettare quelle, seppur vecchie e magari non proprio adeguate - controllando che le aziende non provochino danni ambientali, spesso ha esso stesso interesse affinché le cose continuino ad andare in quel modo. Insomma si specula sulla vita della povera gente inerme, in barba alla legge.


Alì
 

martedì 25 ottobre 2011

Agrimonda di Marigliano (NA), 15 anni di abbandono

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La questione Agrimonda è una storia vecchia di quindici anni, e come tante altre storie italiane rischia di non cambiare, o meglio di non arrivare al "lieto fine", per altri quindici o venti anni senza che nessuno degli organi competenti muova un dito per garantire ai cittadini, di Marigliano e Mariglianella (NA), un futuro migliore e una città più pulita.

Per capire come questa storia è iniziata è necessario fare un passo indietro nel tempo e ritornare a quindici anni fa, quando il deposito di fitofarmaci (prodotti chimici per l'agricoltura) Agrimonda, appunto, fu avvolto dalle fiamme e distrutto, secondo le indagini da un incendio di natura dolosa. In quell'occasione, furono distrutti circa 30 mila Litri di sostanze liquide e oltre 1000 tonnellate di sostanze solide, che secondo i dati rilevati nel tempo, hanno prodotto diversi derivati di sostenza come benzeni, xileni, ecc. Da allora tutto procede secondo i programmi: nessuno muove un dito!
Il paradosso è che quella fabbrica è situata a pochissimi metri da abitazioni civili e da oltre quindici anni essa giace, con il carico di veleni e morte che contiene, senza che nessuno, oltre ad un cartello con la scritta "area sottoposta a bonifica" ed un intervento di "Bioventing" (una tecnica di bonifica di terreni inquinati da idrocarburi e altri agenti tossici e patogeni, che prevede l'utilizzo di ossigeno per attivare i processi di biodegradazione naturale di alcuni dei composi inquinanti, ma da sola non è sufficiente per la bonifica definitiva, poiché agisce su un ristretto numero di agenti inquinanti), abbia fatto qualcosa di utile per attutirne la pericolosità.

Naturalmente, ma la cosa non dovrebbe affatto sorprendere, i vari livelli istituzionali si sono passati la patata bollente e hanno scaricato le colpe della mancata bonifica su altri, ma intanto i cittadini e il suolo continuano ad essere in gravissimo pericolo. Per esempio nel Dicembre 2009, a tredici anni dall'accaduto, il commissario governativo nella persona dell'Ing. Parente, senza aver attivato nessuna opera di bonifica del sito, tranne quella preliminare di Bioventing, voleva passare le chiavi del deposito dell'ex Agrimonda ai rappresentanti del comune di Mariglianella, poichè il 31 Dicembre dello stesso anno la gestione straordinaria del commissario sarebbe cessata. Per tutta risposta i rappresentanti del comune si rifiutarono di accettare il "dono" e ne nacque una querelle, nello stile perfetto della commedia all'italiana. 

Intanto i cittadini non ci stanno a subire tutto ciò, ma restano impotenti ad ammirare il "duro lavoro" svolto da chi dovrebbe occuparsi di loro, aspettando chissà per quanto ancora di vedere qualche risultato. Numerose sono state le denunce e gli esposti che i vari comitati, nati per far fronte all'emergenza, hanno presentato alla magistratura, che però non ha potuto, o non ha voluto fare nulla. 

Il fatto è che l'ex deposito Agrimonda di Mariglianella è uno dei vertici del famosissimo triangolo della morte campano, insieme ad Acerra e Nola, dove chi dovrebbe intervenire ha le mani legate, poichè i propri interessi devono necessariamente essere anteposti a quelli dei cittadini, e dove chi deve vigilare è spesso impegnato a intascarsi "bustarelle" o a guardare dall'altra parte. 
Ma alla fine chi paga? Nessuno, dato che anche i 600 mila Euro promessi dal Ministero dell'Ambiente non sono più stati destinati a questo disastro ambientale, tanto chi è già morto ormai non può più ribellarsi, e chi è ammalato farebbe meglio a pensare alla propria malattia piuttosto che sprecare tempo per evitare che altri si ammalino. 
Ma soprattutto chi informa i cittadini? Nessuno, ovviamente, dato che questi, come si vede nel video messo in rete da ilfattoquotidiano.it e realizzato da Katiuscia Laneri, devono informarsi da soli, per emergere da quel brutto stato di indifferenza in cui sono abbandonati da ormai quindici anni.



Alì

lunedì 24 ottobre 2011

SEMINARIOeLABORATORIO - Autocostruzione Edilizia ISF Bari

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Sono molto lieto di ospitare in queste pagine la locandina ed il programma di un evento molto importante, organizzato dalla sede di Bari Di Ingegneria Senza Frontiere, che si terrà presso il politecnico del capoluogo pugliese nei giorni 27 e 28 Ottobre 2011 e che tratterà il tema dell'autocostruzione edilizia. 
Riporto qui di seguito un estratto del comunicato stampa reperibile sul sito http://www.isfbari.org/, dove è anche possibile trovare tutte le informazioni necessarie per la partecipazione all'evento, il programma e i contatti degli organizzatori.


"Chi non ha mai sognato di costruirsi la propria casa? Realizzare con le proprie mani gli spazi in cui trascorriamo la maggior parte della nostra vita quotidiana, magari adoperando tecnologie e materiali sostenibili ed eco compatibili?


La pratica dell'autocostruzione si differenzia da altri sistemi di edificazione per il fatto che i futuri proprietari partecipano concretamente alla realizzazione della loro casa con l'apporto del proprio lavoro, del proprio tempo, delle proprie capacità. Non è necessaria una particolare esperienza o competenza tecnica, ma solo la disponibilità al "lavoro di squadra", coordinato dall'assistenza tecnica di professionisti adeguatamente formati.


E' una pratica innovativa con prescise tecniche costruttive che ha come risultato finale un prodotto architettonico efficiente, a costo accessibile, frutto dell’integrazione tra tecniche manuali antiche e metodologie e materiali attuali.


L’autocostruzione può inoltre configurarsi come una delle possibili soluzioni alla questione abitativa, quella dell’accesso ad una abitazione dignitosa a soggetti che faticano a trovare nel mercato immobiliare una risposta accessibile alle loro disponibilità economiche, ed è per questa ragione che non può essere vista solo esclusivamente come un processo tecnico, ma anche per le sue conseguenze di carattere sociale.


Con questi presupposti l'associazione Ingegneria Senza Frontiere-Bari, in occasione delle Giornate Mondiali per il Diritto ad Abitare, promuove questo seminario formativo, che avrà luogo nei giorni 27-28 ottobre 2011 presso l'aula Magna "E. Orabona" del Politecnico di Bari.


Il seminario si propone di fornire una descrizione del processo edilizio di autocostruzione, attraverso l’analisi delle varie fasi di progettazione, realizzazione e gestione del cantiere, con un approfondimento sulle Cooperative di Abitanti e sul loro ruolo nella progettazione partecipata. L’analisi verrà arricchita da un focus sulla situazione in Puglia, con la presentazione di esperienze di autocostruzione e autorecupero avviate da associazioni locali.


Un’intera sezione del seminario verrà inoltre dedicata alle tecnologie per la sostenibilità, attraverso la descrizione di casi pratici di autocostruzione in muratura, in legno, in balle di paglia, in terra cruda e architetture naturali in canne, partendo dallo studio delle caratteristiche costruttive dei materiali per giungere ai rispettivi campi di applicazione."

 


martedì 19 luglio 2011

La canapa: rinascita di una risorsa

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La canapa sativa, pianta molto versatile e con una forte tendenza al trattamento su base industriale per l'ottenimento di un elevatissimo numero di prodotti, affonda le sue origini nella notte dei tempi, ma la sua associazione alla canapa indica (pianta della stessa famiglia, ma con un contenuto di sostanza psicoattiva - THC - superiore allo 0.2%) le ha fatto conscere, dal 1950 ad oggi, un periodo buio, durante il quale ci si è dimenticati delle sue proprietà. Purtroppo c'è anche un altro fattore che l'ha relegata in secondo piano e che non ne ha consentito più la produzione (o quasi, fortunatamente!), ovvero la concorrenza sleale dei materiali plastici derivanti dal petrolio, poiché questi ultimi ne hanno preso il posto in quanto la loro produzione richiede meno tempo, costi meno elevati, ma anche un grosso sacrificio ambientale, del quale non ci libereremo molto facilmente.

La Cannabis Sativa è una pianta che viene coltivata da molti secoli e dalla quale si ricavano tutta una serie di prodotti con caratteristiche difficili da ritrovare anche nei materiali sintetici, senza contare che è stata protagonista di molti dei passaggi storici più importanti per la storia dell'umanità. Infatti di canapa erano costituite le vele dei fenici, ma anche quelle delle caravelle di Cristoforo Colombo, di canapa era la prima bibbia stampata a Gutenberg, ma anche la dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti d'America. Ma i tessuti e la carta non sono le uniche possibili trasformazioni di questa pianta quasi miracolosa. Nel corso dei secoli tutti hanno potuto apprezzare le sue caratteristiche fisiche particolari e molto utili, come la durezza, la resistenza, la capacità di assorbire e rilasciare in maniera controllata l'umidità, e ne hanno fatto tesoro, rendendola molto diffusa in ogni parte del mondo.

Essa è anche una pianta molto facile da coltivare, infatti richiede pochissima acqua, zero fertilizzanti e cresce molto velocemente, attecchisce su qualsiasi tipo di terreno. La canapa è anche un ottimo alimento, dai suoi semi si ricava una farina molto proteica e dell'olio ricco di antiossidanti quali i famosi Omega 3 e Omega 6. L'unico svantaggio che l'ha resa obsoleta e che l'ha fatta finire quasi nel dimenticatoio è legato ai tempi di trasformazione lunghi paragonati a quelli delle materie plastiche. E non solo, ad esempio in Italia, secondo produttore europeo fino al 1950 circa. Nel 1977 una legge emanata da Cossiga ne vietò la produzione, poichè associata alla cannabis indica, perciò erroneamente considerata pericolosa e paragonata ad una droga. Fortunatamente nel resto d'Europa la sua coltivazione è continuata e perciò non se ne sono perse definitivamente le tracce, grazie anche agli incentivi di tipo comunitario che ne hanno permesso la coltivazione durante tutto questo tempo. Dal 1997 anche in Italia, esattamente in provincia di Rovigo, grazie ad una deroga speciale, il C.R.A. ente pubblico da poco staccatosi dal ministero dell'agricoltura, ha avviato una sperimentazione su mille ettari di terreno, ma si è ancora troppo lontani dalle produzioni ottenute in passato.
I mille usi della canapa
Negli ultimi anni, grazie anche alla domanda sempre crescente di economia verda, la canapa industriale sta conoscendo un nuovo sviluppo. Molti sono i paesi che stanno ricominciando a produrla intensivamente, cercando di rivalorizzare un prodotto che con lo sviluppo di nuove tecnologie e l'aumento di richieste molto paritcolari, ha trovato impiego in altri campi, come quello dell'alimentazione, dell'agricoltura di bonifica (la pratica di ripulire i terreni da particolari inquinanti o di ridare al terreno le sostanze nutritive perse con lo sfruttamento intensivo), della cosmesi e dell'edilizia ecosostenibile o bioedilizia.
Molte sono le aziende che stanno puntando su questa pianta, creando un nuovo settore economico, in sntonia perfetta con quella che è la richiesta per il futuro, ovvero un'economia nuova, basata su materie prime e prodotti ecosostenibili, sul riciclaggio e la diminuzione degli sprechi.
Negli ultimi tempi, grazie al lavoro di associazioni e aziende a favore della sua coltivazione, la cannabis sativa sta tornando alla ribalta tanto che anche grandi giornali si sono occupati di questo prodotto (come "la Repubblica", che ha pubblicato un inchiesta di Antonio Cianciullo) e probabilmente, in un futuro non troppo lontano, la canapa tornerà ad essere quello che era un tempo: una risorsa.


Alì

mercoledì 16 marzo 2011

La tragedia giapponese: il nucleare rischi e minacce!

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Le cronache di questi giorni raccontano una tragedia senza precedenti nella storia dell'umanità. Seppur terremoti di quella portata, tsunami così violenti e distruttivi ed incidenti nucleari così gravi, si sono già verificati nel corso dei secoli passati, è la prima volta che ci ritroviamo a doverle fronteggiare, senza possibilità di scampo, insieme.
La proverbiale calma del popolo giapponese è messa a dura prova dal susseguirsi degli avvenimenti e con il passare del tempo, le speranze di riuscire a salvare quel poco che è rimasto in piedi dopo la tragedia dei giorni passati, si riducono sempre più al lumicino.
Purtroppo lo sforzo necessario a bloccare le esplosioni dei reattori nucleari della centrale di Fukushima ed a mantenere bassa la temperatura degli stessi, per quanto sia grande, non sta impedendo completamente alla “potenza” delle barre d'Uranio di liberarsi.
Il rischio più grande che si corre e che le barre si fondano, grazie all'innalzamento della temperatura, e formino una massa composta dalle barre stesse, dai rivestimenti e dalla matrice d'acciaio, inoltre si corre anche il rischio che le strutture appositamente costruite attorno ai noccioli, per garantirne il completo isolamento dall'ambiente esterno, stanno cedendo, perciò il livello di radioattività nelle zone attorno alla centrale è di molto superiore al normale, circa 10 – 15 volte. Alla luce di ciò, l'organismo internazionale che si sta occupando di gestire l'emergenza, l' AIEA, ha innalzato il livello di pericolosità da 4 a 6 in una scala da 1 a 7, fino ad oggi solo Cernobyl è stato peggio.
Immagine degli edifici in cui sono contenuti i rattori nella centreale di Fukushima Marzo 2011
Intanto nel resto del mondo tutti si stanno ponendo la stessa domanda: è giusto continuare a sfidare la natura affidandosi, per produrre l'energia, al nucleare?
Non è facile rispondere subito ad una domanda del genere. Certo se si pensa al fatto che un terremoto può avere quella forza distruttiva è normale essere diffidenti, se si pensa che la produzione di energia col nucleare, oltre ad essere pericolosa, è quella che produce più rifiuti pericolosi, ha il maggior impatto ambientale, costi economici elevatissimi e per dismetterle è necessario più tempo che per costruirle, non c'è proprio da stare tranquilli. E allora perché alcuni paesi, tra cui l'Italia, continuano a puntare su questa tecnologia? Perché non si continuano a percorrere le tante strade alternative, meno dannose per la natura e per gli esseri umani, rinnovabili, quindi infinite ed a costo zero?
(In)Naturalmente sono gli interessi economici di pochi a decidere per la sicurezza e il futuro di molti, ma questa è un'altra storia e non è il caso di mettere altra carne al fuoco.
La cosa che dovremmo cercare di capire da tutto ciò è che il nostro scopo principale, mi riferisco all'intera razza umana, è quello di perpetuare la nostra specie, integrandosi perfettamente ed intervenendo il meno possibile per cambiarli, nei meccanismi di evoluzioni e sussistenza di tutto il nostro eco sistema. In altre parole, è necessario ed urgentissimo iniziare a comportarsi diversamente.
La potenza distruttiva di un fenomeno naturale è difficilmente prevedibile e controllabile, questo è un dato di fatto, per cui, a mio parere non dovremmo intervenire creando situazioni potenzialmente pericolose, come si possono rivelare, ma non è altro che un esempio, le centrali nucleari. Ad avvalorare questa tesi ci sono tutti gli aspetti negativi, economici ed ambientali, che il nucleare si porta dietro.
Io personalmente ho imparato che la prima regola dell'economia è avere il massimo profitto con il minimo dei costi, allora perché continuare ad usare centrali costosissime, si per metterle su che per buttarle giù, rischi ambientali, durante e dopo la fase di produzione dell'energia, e tempi di messa in opera molto lunghi, potendo disporre di molte altre fonti con caratteristiche diametralmente opposte a queste?
Senza dimenticare che le riserve di combustibile nucleare non sono infinite, anzi sono materiali piuttosto rari.
Dovremo interrogarci nell'avvenire, chiederci se è giusto continuare a perseguire queste strade, dovremo pensare a ciò che provochiamo con le nostre azioni e, prima di tutto, rispettare il Mondo in cui ci troviamo, perché se è vero che dovremmo perpetuare la specie è anche vero che dovremmo lasciarle anche un posto in cui vivere!

Alì

sabato 12 febbraio 2011

I laser per la cura delle malattie

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Quando si parla del rapporto tra luce e pelle, il pensiero vola subito al sole ed all'abbronzatura, ma anche alle lampade solari che si utilizzano nei centri estetici, per l'abbronzatura anche d'inverno.
In realtà non è sbagliato pensare alla luce solare, poiché è molto importante per la pelle e per il suo sviluppo, anche se – come del resto tutte le cose – non si deve abusarne onde evitare l'insorgere di danni più o meno permanenti. Infatti in tutti i soggetti che espongono la propria pelle al sole o alle lampade abbronzanti per troppo tempo, insorgono problemi cutanei. Dalla comparsa di semplici macchie, all'invecchiamento precoce del tessuto, alla presenza di cicatrici in seguito alle ustioni, fino ad arrivare ad angiomi e tumori benigni e maligni del tessuto cutaneo.
Tutti questi danni, provocati dall'eccessiva esposizione alla luce solare, possono essere curati grazie alla terapie che sfruttano un altro tipo di luce: il laser (light amplification by stimulated emission of radiaton).
Schema di una sorgente laser che emette un fascio di luce verde. 
I laser sono delle sorgenti luminose che emettono dei fasci di luce con quattro caratteristiche fondamentali, ovvero coerenza, monocromaticità, collimazione e brillanza. Ed è proprio grazie a queste proprietà che il laser può essere usato in molti campi che vanno dal trattamento di superfici delicatissime, al taglio di molti materiali, alle misure di particolari proprietà della materia, o di velocità e distanze, alla cura di malattie cutanee ed oftalmologiche, in ogni caso con una precisione ed accuratezza senza pari.
Nella cura delle malattie, per esempio, si sfruttano i fasci laser pulsati, meglio conosciuti come laser frazionati, impulsi laser emessi ad intervalli di tempo regolari ed in fase, per colpire in maniera controllata il tessuto. Si possono eliminare in questo modo, solo le parti danneggiate, lasciando intatte le zone circostanti non interessate dal problema, con una precisione più che “chirurgica”.
Dispositivo chirurgico con tecnologia laser
Gli interventi che sfruttano la tecnologia laser non lasciano segni o cicatrici, ed hanno una ottima percentuale di riuscita in ogni applicazione.
Ormai è una tecnica assai diffusa nella medicina occidentale ed applicata in medicina estetica, in oftalmologia, in dermatologia, ma anche in nefrologia per curare un numero di malattie sempre crescente, con una conseguente evoluzione delle tecnologie, grazie alla continua ricerca ed all'esperienza che si acquisisce col tempo e con l'utilizzo.
Tra i tanti usi chirurgici che, i laser di quarta generazione assicurano, possiamo ricordare l'eliminazione dei calcoli renali, la cura di lesioni retiniche e delle malattie della cornea, l'eliminazione di tumori e macchie dai tessuti cutanei, tutti interventi che vengo eseguiti, grazie a questa tecnica, in centri specialistici ambulatoriali e che non prevedono affatto la degenza in ospedale e particolari cure riabilitative, spesso limitate a semplici accorgimenti.
Nei campi della chirurgia estetica, delle cure antietà e dell'estetica in genere poi, la tecnologia laser è molto utilizzata per l'epilazione definitiva, per l'eliminazione di macchie, tatuaggi, piccoli nei, rughe e segni dell'invecchiamento in genere, con una semplicità ed una precisione, anche in questo caso, senza pari. Tanto che ormai sono numerosissimi gli operatori ed i centri estetici che dispongono di tali mezzi.
Molte altre ancora sono le applicazioni mediche di questa tecnologia, ma, e mi scuso per questo, per mancanza di spazio e risorse non possono essere pubblicate in questo articolo. Alla luce di ciò mi impegno a chiarire, ove possibile, i dubbi che i lettori avranno dopo aver letto questo scritto.

 Alì

lunedì 24 gennaio 2011

I tre soli: realtà o fantascienza?

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Nei primi giorni di Gennaio, in un paese del nord est della Cina, per la precisione Changchun, gli abitanti si sono ritrovati ad ammirare uno spettacolo assolutamente originale ed a dir poco curioso. Durante una mattinata invernale, alzando gli occhi al cielo, si saranno chiesti se fosse una cosa vera o un'illusione ottica, ma hanno potuto ammirare "tre soli" splendere in cielo.

In realtà si trattava di due sfere di luce, di dimensioni circa dieci volte inferiori a quelle del sole "normale", che si trovavano alla stessa distanza dalla stella principale ed erano circondate da un arcobaleno a mo' di cerchio di luce.
Ecco come si potrebbe presentare il fenomeno dei "tre soli"


Il fenomeno ha scatenato subito le reazioni più strane, infatti molte sono state le versioni che hanno provato a spiegare questo fenomeno, ma secondo gli esperti, la spiegazione più plausibile, risiede nella diffrazione dei raggi solari nell'alta atmosfera.
La presenza di particelle di acqua congelata, nelle nubi che si trovano tra gli 8.000 e i 12.000 metri dalla superficie (tecnicamente chiamate cirri, che assumono una forma caratteristica di filamenti chiari e sottili), ha fatto sì che i raggi solari fossero diffratti e che dessero origine a questo strano fenomeno, che a causa della sua natura è stato visibile solo in quel particolare punto del pianeta Terra.

Quindi non un'allucinazione, ne tantomeno fantascienza o effetti speciali, ma solo un normalissimo fenomeno naturale, seppur strano, ma che valorizza la bellezza della Natura e tutte le sue sfaccettature.


Alì

sabato 8 gennaio 2011

Il Grafene, la grande intuizione di Geim e Novoselov

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Il 2010 si è appena concluso e mentre tutti si affannano a ricordare i fatti belli e meno belli accaduti in Italia e nel mondo, noi vogliamo portare l'attenzione dei lettori verso un fatto molto importante, diverso da quelli che vi hanno raccontato Tv e giornali, ma sicuramente interessante.
Modello computerizzato di uno strato di Grafene (Fonte: La Repubblica)
Quella che stiamo per raccontarvi è la storia dell'inizio di una rivoluzione, scientifica, ma pur sempre rivoluzione. Tutto ha inizio con la sintesi di un materiale talmente innovativo, ma allo stesso tempo talmente semplice e versatile, che già tutti ne parlano, come la rivoluzione scientifica del XXI secolo (da qualche secolo ormai ce l'hanno tutti perchè il XXI no? ndr). A rafforzare queste considerazioni ci hanno pensato, in Svezia, i membri dell'Accademia delle Scienze, assegnando a Andre Geim e Konstanin Novoselov il premio Nobel per la fisica 2010 per aver sintetizzato in laboratorio per la prima volta questo materiale.

Quello di cui stiamo parlando è il Grafene, un materiale costituito esclusivamente da un unico strato di atomi di Carbonio. E' stato ottenuto per la prima volta nel 2007, trattando la grafite con miscela Solfo - Nitrica, successivamente ossidata ed esfoliata, fino ad ottenere cerchi di grafene con dei gruppi alchilici ai bordi. L'ulteriore trattamento con Cloruro di Tionile, ha trasformato i gruppi alchilici prima in cloruri acilici e successivamente in ammidi. Il cerchio di Grafene così ottenuto è risultatosolubile in Tetraidrofurano, Tetraclorometano e Dicloroetano.
Lo strato, "monoatomico", è caratterizzato da Carboni ibridizzati sp2 (il suffisso -ene a noi chimici dovrebbe dire qualcosa, ndr), disposti in modo da  formare degli esagoni regolari, che danno perciò al materiale, caratteristiche davvero particolari, che vedremo tra breve. 
Infatti, prima vorrei dedicarmi un attimo agli amanti della pignoleria, riportando la definizione IUPAC del Grafene: "Uno strato singolo di atomi di carbonio ordinati secondo la struttura della grafite può essere considerato come l'elemento finale della serie naftalene, antracene, coronene, ecc. e la parola grafene va quindi utilizzata per indicare gli strati singoli di carbonio all'interno dei composti della grafite. Il termine "strato di grafene" viene comunemente utilizzato all'interno della terminologia del carbonio."

Altro modello computerizzato del Grafene (Fonte: Wikipedia)
Come promesso vediamo le caratteristiche principali di questo nuovo materiale. 
La prima e la più sbalorditiva, a mio modo di vedere, è il fatto che esista. Lo strato monoatomico da origine ad un materiale praticamente bi - dimensionale, cosa che potrebbe creare più di qualche perplessità, ma che invece è giustificata dal fatto che le oscillazioni continue del materiale e le imperfezioni, dovute alla presenza di celle pentagonali ed ettagonali all'interno della struttura, provocano delle curvature, danno origine alla terza dimensione.
Il fatto stesso che il materiale sia monoatomico e che l'esistenza e il numero delle imperfezioni possano essere controllati ne fornisce la seconda  caratteristica principale, ovvero, mi piace definirla così, la "duttilità geometrica". Mi spiego meglio. La presenza di celle pentagonali ed ettagonali, provoca delle curvature, che possono essere controllate per far sì che il grafene assuma diverse forme e che sia utilizzabile in diversi modi. Per essere ancora più chiari, si può dire che un "foglio" di Grafene può essere piegato, mediante l'inserimento controllato di celle non esagonali, per ottenere un Nanotubo, al quale può essere addirittura applicato un tappo sferico, costituito dallo stesso materiale - pensate ad un pallone da calcio in cuoio, i cui elementi di copertura sono esagonali e pentagonali -.
Ovviamente non finisce qui, infatti tra gli impieghi futuri di questo straordinario materiale, c'è quello informatico. Il grafene è ormai considerato l'erede naturale del Silicio, materiale di largo impiego nella costruzione di microchip e componenti elettronici, grazie alla sua straordinaria conducibilità, per questo motivo è già stato realizzato un transistor che ha la capacità di sostenere frequenze di 100 GHz, mentre i "vecchi" modelli potevano supportere fino a circa 40 GHz.
Tra gli altri impieghi del Grafene c'è quello nel campo della medicina, dove si spera di riuscire ad impiegarlo come materiale costituente di protesi piccolissime per risolvere problemi in zone del nostro organismo difficili da raggiungere, ma soprattutto assicurando la compatibilità assoluta con ogni paziente.
Per concludere, mi fa piacere ricordare che lo studio teorico sull'esistenza del Grafene non è recente, anzi erano sessant'anni che i migliori centri di ricerca scientifica erano sulle sue tracce. Solo l'impiego di risorse umane ed economiche in maniera continua ha portato alla scoperta sensazionale di Geim e Novoselov, membri dei laboratori della University of Manchester, aiutati dalle risorse dell'istituto di ricerca scientifica Max Planck Institute in Germania. 
Tutto ciò dovrebbe servire come esempio a tutti coloro si occupano di amministrare la Ricerca e l'Università in Italia, ma soprattutto a chi ha avuto il coraggio di dire che con la cultura non si mangia, al quale mi sento in dovere di dire che, magari con la cultura non si mangia, ma con le bolle finanziarie e i tagli inconsiderati si ammazza la gente!!!

Alì


domenica 2 gennaio 2011

Il nuoto sincronizzato dei Nuclei Atomici

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Un gruppo di ricercatori italo-francesi ha osservato, durante un esperimento, un comportamento dei nuclei atomici mai visto prima, una specie di nuoto sincronizzato di particelle che compongono un nucleo esotico e poco stabile. Noi sappiamo che un nucleo è determinato da coppie neutrone-neutrone e protone-protone, invece questo nucleo di isotopo esotico che hanno osservato presenta coppie di tipo neutrone-
protone.

Si tratta di una nuova fase nucleare presente nello stato fondamentale o nei primi stati eccitati di nuclei pesanti instabili. Alcuni fisici, della sezione di Napoli e Padova, hanno fatto scontrare nuclei di atomi pesanti, quando sono eccitati, per creare dei nuclei atomi con ugual numero di protoni e neutroni; rivelando i raggi gamma emessi dai nuclei quando tornano allo stato di minima energia, è stata osservata la struttura fondamentale di un isotopo instabile dell'atomo di palladio, il 92Pd, il cui nucleo contiene esattamente 46 protoni e 46 neutroni. Il moto del nucleo di questo isotopo sembra essere dominato da coppie neutrone-protone, contrariamente a tutti i nuclei atomici finora conosciuti. Le coppie neutrone-protone mostrano, appunto, un “nuoto sincronizzato” cioè una accoppiamento di spin paralleli diverso da quello che si osserva negli altri atomi. Questi comportamenti particolari, sono molto diversi da quelli che si verificano con l'Elio liquido (superfluidità) e con la materia sottoraffreddata a circa 271° C sotto zero (superconduttività).
Essendo causa di comportamenti collettivi tra coppie di nucleoni, queste correlazioni protone-neutrone possono influenzare il movimento di rotazione dei nuclei.

 

Secondo Giacomo De Angelis, responsabile nazionale dell'esperimento, l'obbiettivo dello studio è quello di soddisfare l'esigenza di conoscere le forze nucleari fino in fondo, al fine di provare in maniera definitiva i modelli teorici. Lo sforzo dei ricercatori va nella direzione della comprensione dei processi di nucleosintesi stellari, in cui i nuclei più leggeri vengono bombardati da altre particelle, diventano più pesanti, decadono e danno origine alla maggior parte degli elementi chimici.

Angelo D'Addario

lunedì 27 dicembre 2010

Extrabyte.info, un sito "magico"

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La conoscenza della matematica ha come fondamento principale quello dell'esercitazione. Non è assolutamente possibile comprendere la teoria senza l'ausilio degli esercizi.
Quello che vi presento oggi è un sito magico, ciò di cui avete bisogno se siete alla ricerca di una raccolta completa di esercizi di matematica.

Extrabyte.info è davvero un sito magico, la lista degli esercizi che contiene è completa - me ne sono servito anche io mentre ero impegnato nella preparazione dell'esame di analisi matematica I del mio corso di lurea - e comprende esercizi svolti dimatematica e analisi matematica per le scuole superiori e per il biennio dei corsi universitari ad indirizzo scientifico.
Avrete a disposizione migliaia di esercizi e pagine esplicative di analisi matematica I e II, algebra, algebra lineare e algebra tensoriale, calcolo delle probabilità, calcolo integrale e differenziale, biostatistica e molto altro ancora.

Tutti gli esercizi che troverete in queste pagine son riveduti e corretti mediante l'utilizzo di Mathematica, del quale anche noi abbiamo parlato e la cui affidabilità non è da mettere in discussione. Ovviamente i contenuti, come raccomandato nella pagina principale, vanno presi con il beneficio del dubbio, ma mi sento di dire che c'è da stare abbastanza tranquilli.

Mi sembra doveroso ringraziare l'autore del blog extrabyte.info, "ospitandolo" in queste pagine, poichè svolge un servizio molto importante e mette a disposizione materiale davvero prezioso.

Alì

martedì 21 dicembre 2010

Chimici venite a me, la nuova rubrica de ilkimiko

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Da oggi una nuovissima rubrica farà parte di questo spazio, si chiama "chimici venite a me" ed è l'esempio di come un discorso scientifico può essere applicato alle cose di tutti i giorni. Grazie alla collaborazione dei miei colleghi (Gabriele Valenza, l'ideatore, Cataldo Valentini, Alessandro Ferrara e Doriana "Crookes" Vinci), abbiamo condotto una discussione, nata spontaneamente, su un fenomeno della vita di tutti i giorni, cercando di risolvere un dubbio, mediante il confronto delle idee.
Questo modo di fare rappresenta in pieno lo scopo principale di questo blog, ovvero la divulgazione e l'applicazione della scienza alla vita di tutti i giorni in maniera semplice ed esplicativa.
Ovviamente può anche capitare, come in questo caso, che il discorso assuma sfumature un po' più tecniche, ma le spiegazioni, ove richieste non saranno di certo negate.
Ringraziando i ragazzi che hanno partecipato alla discussione e sperando che presto questa rubrica venga arricchita da nuovi articoli, vi riporto la trascrizione integrale del dialogo.

Chimici venite a me... Oggi mi è capitato di aprire il freezer e come tutti sapete esce (non so come chiamarlo) quella strana brezza, una specie di vapore freddo... A cosa è dovuto?? (spiegazione termodinamica)
 
Angelo: Tecnicamente si chiama flash! E' un fenomeno dovuto alla sublimazione (quindi alla trasformazione diretta da solido a gassoso) di quella sostanza inodore, incolore, insapore, della quale è costituita la maggior parte del nostro ecosistema. ...La brezza è dovuta al flusso di materia tra due zone a temperatura diversa. Il flusso di materia è "spinto" dalla differenza di temperatura.
Gabriele: Ok ho pensato anche io alla termodinamica dei sistemi irreversibile per spiegare la cosa.. quello che non quadra non è tanto la sublimazione (ci sta pure) ma al fatto che se sublima il vapore deve avere almeno 100°, cioè il sistema ha assor...bito energia dall'ambiente pari al delta h di fusione e evaporazione più un'altra certa quantità.... visto che l'ambiente non ha una temperatura maggiore di 100 gradi(almeno spero) l'assorbimento di energia dall'ambiente potrà portare solo alla fusione del ghiaccio e non alla sublimazione..

Angelo: E' qui che ti sbagli. La differenza di temperatura è abbastanza grande da fornire l'energia necessaria per la sublimazione, ad un numero comunque elevato di particelle. In seguito il sitema tende a raggiungere lo stato del sistema nel quale... è disperso - l'aria della cucina - molto velocemente.
Nella realtà le barriere energetiche sono un concetto relativo. Mi spiego meglio: è vero che è necessaria una certa quantità di energia per far avvenire la trasformazione, ma è anche vero che esistono delle fluttuazioni, dell'energia, intorno ad una valore medio. Alla luce di ciò, alcune particelle, il numero è strettamente dipendente dall'ampiezza della fluttuazione, possono superare una certa barriera energetica come quella della sublimazione. Ovviemente tendono immediatamente a ritornare nello stato a più bassa energia, o meglio, nello stato più probabile.


Gabriele: Ok ho pensato anche a questo... cioè che piccole particelle secondo la distribuzione di Boltzmann riescono ad abbandonare il ghiaccio e passare in fase vapore. Questo significa che il vapore deve avere 100°; empiricamente se metto la mano a 10 cm dal blocco di ghiaccio la mano si raffredda. E' un dato di fatto, quindi non ha 100°, ma è un vapore freddo.
Il ghiaccio fa condensare temporaneamente le particelle di acqua dell'aria (umidità nell'intorno del sistema (creando la brezza), ma allo stesso tempo queste risentono della temperatura dell'ambiente e diffondono come aereosol (come si presenta l'umidità), ma con una temperatura inferiore.
L'esperimento per verificare ciò sarebbe di mettere il blocco di ghiaccio in un ambiente anidro e vedere se "esce" la brezza.
In pratica la brezza è dovuta forse alla temporanea condensazione dell'umidità dell'aria.

Angelo: Ma chi assorbe l'energia liberata dal processo di condensazione delle particelle di acqua disperse nell'aria?
Ricorda che siamo al punto triplo dell'acqua, dove i tre stati di aggregazione coesistono nello stesso spazio.

Gabriele: Un attimo il punto triplo dell'acqua è ben lontano... il vapore praticamente non è gas, ma l'umidità dell'aria che trovandosi su un intorno più freddo condensa (questo spiegherebbe il bianco in quanto la luce viene diffusa nella goccia) ma allo stesso tempo l'intorno superiore (l'aria) fa in modo di diffondere la condensa creatasi nell'ambiente come aereosol. (quando ti fai la doccia il vapore condensa sulle piastrelle perchè la piastrella ha una temperatura minore)

Angelo: E siamo d'accordo, ma la domanda era un'altra (nasce una nuova discussione). Chi assorbe l'energia liberata dalla condensazione delle particelle di acqua?
Immagina da dove parte tutto il processo e troverai la risposta. Comunque la spiegazio...ne alla tua domanda iniziale è corretta.

Gabriele: Viene assorbita dall'aria, un gas tende ad omogenizzare l'energia cinetica delle particelle, ovviamente a un valore medio, quindi alla fine l'aria dell'ambiente (tutta l'aria) avrà un delta piccolo di temperatura in meno. Il problema è: come si fa a dimostarre se la mia supposizione è corretta?
La supposizione è abbastanza corretta, la nebbia è una condensa (un aereosol) e non vapore acqueo, ha la temperatura dell'ambiente ma allo stesso tempo è come se si comportasse come un gas: diffonde nell'ambiente.
Rimanendo nel dubbio e aspettando che qualcuno faccia l'esperimento da me proposto, propongo un nuovo quesito.

Alessandro: Ti lascio riflettere su una cosa: se fosse come dici tu, cioè che ci vogliono 100°C per vaporizzare l'acqua, il pavimento lavato da tua madre non asciugherebbe mai!
Come diceva Angelo, alcune particelle hanno energia tale da allontanarsi, e siccome il sistema non è chiuso queste non sono costrette all'equilibrio con il liquido, ma aumentano solo l'entropia dell'ambiente e all'interno di questo disperdono la loro energia (quindi forse ricondensano altrove, ma tu non puoi saperlo)
successivamente al liquido arriva altra energia termica(Esempio: il sole della finestra aperta nella stanza dove tua madre ha lavato) e quesata viene utilizzata da altre particelle(come dicevi tu centra la distribuzione di Boltzmann) per allontanarsi e cosi via.
Stessa cosa per la sublimazione di acqua dal congelatore (o freezer che dir si voglia)
hai fatto un solo errore, collegare il concetto di calore (energia necessaria a fare....) con il concetto di temperatura, calore e temperatura non sono la stessa cosa, quindi non troverai la particella a 100°C mettendo la mano sul ghiaccio del freezer.


Gabriele: Come fa una particella a sublimare se l'ambiente è a 25°? ammettiamo che l'intorno del ghiaccio fonda, quante particelle supereranno la barriera e andranno in fase vapore nello stesso istante in cui l'intorno si è appena fuso? sicuramente poche e sicuramente la diffrazione della luce nella goccia sarebbe così esigua che nemmeno è percepibile ad occhio nudo (non vedremmo così tanto vapore). Il pavimento si asciuga per la distribuzione di boltzman, ma si tratta di evaporazione, cioè le particelle non sono in fase gas non hanno 100°, ma vengono allontanate sempre allo stato liquido come aereosol. Ok, io stesso, trovato esempio efficace!!! Fa freddo (3° sono sufficienti), c'è la nebbia. Quando espirate esce del fumo dalla vostra bocca. Questo è dovuto al fatto che l'aria che esce dai nostri polmoni molto più calda dell'ambiente esterno (che fa le veci del blocco di ghiaccio) condensa quasi immediatamente e vediamo il fumo finchè la condensa non si diffonde.                                                               Certamente l'aria dei nostri polmoni non è a 100° e manco allo stato liquido se è per questo e quindi Boltzman non vale più. E' solo condensa.

Doriana: Io sarei d'accordo con Valenza, la brezza che si forma è dovuta alla condensazione del vapor acqueo presente nell'aria (ambiente esterno) che circonda il nostro sistema. Se noi apriamo il freezer l'aria fredda che fuoriesce da quest'ultimo si troverà a una temperatura sicuramente inferiore rispetto quella dell'aria circostante (mettiamo 25°C) e di conseguenza tende, da quest'ultima, ad acquistare del calore fino al raggiungimento dell'equilibrio e quindi le particelle di vapore, raffreddandosi, condensano.

Angelo: Abbiamo capito, ma la questione è ancora irrisolta, in che stato sono le particelle a bassa temperatura che raffredano quelle dell'aria??
Risolvete questo quesito.

Gabriele: Liquido ovviamente, ma in stato di aerosol. L'umidità daltronde si trova in questo stato.

Cataldo: Per me  è semplicemente la condensazione del vapor acqueo in aria. L'energia persa da quelle particelle viene assorbita palesemente dal ghiaccio che tende a sciogliersi, per me è così. La cara e buona vecchia termodinamica basilare non dovrebbe tradire.

Alessandro:  Purtroppo, anche se il fenomeno è apparentemente semplice e comune, la termodinamica "basilare" non basta, il sistema (il freezer) è aperto, e la termodinamica basilare va bene solo per sistemi isolati o chiusi.
---:"per me è semplicemente la... condensazione del vapor acqueo in aria..."
quindi secondo te quella che vedo uscire dal freezer non è vaporizzazione del ghiaccio, ma la condensazione dell'aria esterna al freezer?
---:"l'energia persa da quelle particelle viene assorbita palesemente dal ghiaccio che tende a sciogliersi"
che l'energia termica debba andare dal corpo più caldo a quello più freddo siamo d'accordo, ma non credo che dobbiamo guardare solo l'umidità dell'aria(lo dico perchè hai fatto riferimento alla  condensazione delle particelle dell'aria).
Aprendo il freezer si stabilisce una corrente, dovuta alle diverse temperature tra il dentro e il fuori del freezer , quindi la massa di ghiaccio si ritrova ad essere immersa nel fluido caldo (aria esterna) e quell'energia termica è sufficiente a permettere il passaggio allo stato di vapore di alcune particelle di acqua.

Gabriele: Ciò che hai detto tu sul fatto che essendo un sistema aperto e quindi un sistema irreversibile, bisogna guardarlo in un'altra maniera. Però il diagramma di stato dell'acqua dice che a 1 atm e 298k si trova allostato liquido. quindi come fa a sublimare con l'ambiente? Ammesso che Boltzman per questo sistema non c'entra o comunque c'entra molto poco.

Alessandro: In effetti, mi sono andato a vedere anche io il digramma dell'acqua e una spiegazione non l'ho trovata, ma sono solo delle idee.
Per esempio mi è venuto in mente, che quella che vediamo uscire dal freezer , non sia acqua, ma l'anidride carbonica, disciolta nell'acqua al momento del congelamento, per quest'ultima sarebbe possibile sublimare a temperatura ambiente.
Però a questo punto vado nel campo delle ipotesi, e non mi azzardo a dire di più.
Cmq come facciamo a sapere la verità? La dobbiamo trovare noi, o qualcuno si va ad informare da chi di dovere?

Gabriele: Questa ad esempio era una possibilità che non avevo nemmeno lontanamente considerato. Se qualcuno facesse il mio esperimento in ambiente anidro risolveremmo il dubbio. In ogni caso secondo me visto che l'anidride carbonica può sublimare al contrario dell'acqua e vista la sua concentrazione a dir poco trascurabile nell'acqua non credo in ogni caso che possa produrre tutto quel fumo. Oddio anche l'umidità dell'aria non è poi così abbondante.

Cataldo: Fidati quella nebbiolina è dovuta al raffreddamento dell aria umida dovuta al ghiaccio. Per avere la sublimazione bisogna andare a temperature inferiori agli 0°C e a pressioni dell ordine di decimi di bar. In un frigorifero quelle temperature sono raggiungibili ma certamente nessuno ha dei freezer che lavorano a pressioni bassisime.

Gabriele: Ho controllato il diagramma di stato dell'anidride carbonica... impossibile che ci sia CO2 allo stato solido, quindi niente sublimazione...
Ragazzi ci sono... Ogni corpo ha una sua anima.. quindi anche l'acqua.. e se fosse l'anima dell'acqua che fa spazio per l'anima del ghiaccio? nessuno ci ha pensato? 

Angelo: Come si dice: Chi cerca trova! Ho beccato un trafiletto, piccolo piccolo, in un articolo molto bello sul cico dell'acqua, che vi consiglio di leggere, dove è spiegata, in breve la sublimazione. Nell'articolo, cito testualmente, c'è un pezzetto in cui si dice che:" In realtà, il modo migliore per osservare la sublimazione è quello di non usare acqua, ma anidride carbonica, come mostra questa immagine. Il ghiaccio secco è anidride carbonica congelata, solida, che sublima alla temperatura di -78,5 gradi centigradi. La nebbia che si vede nell’immagine è un miscuglio di gas anidride carbonica freddo e aria fredda ed umida, creato dalla sublimazione del ghiaccio secco."
Leggete tutto l'articolo da questo link: Ciclo dell'acqua

 

Alì